Il Trio, ovvero come sopravvivere al liceo.

Su, ce le ricordiamo tutte. Le amiche del liceo. Quelle con cui hai riso, pianto, confidato segreti, litigato. In un’epoca in cui non c’erano ancora i cellulari, le foto si stampavano e dovevi aspettare che il fotografo sviluppasse il rullino. Il tempo in cui non c’erano tutorial per il make up ed il bio non sapevamo manco dove stesse di casa (giusto per capirci, le mie amiche ed io abbiamo fatto tutto il liceo in un prefabbricato con amianto ovunque. Attaccato ad un asilo, per altro). E andavamo giù di tinte per capelli, permanenti, fondotinta effetto pellicola da cucina e ombretti iridescenti spalmati su tutta (e dico tutta) la palpebra. Le amiche con cui hai ballato fino a quasi perdere i sensi, incurante persino del bello di turno. Quelle con cui hai partecipato a feste di Carnevale, Capodanni, feste di compleanno (a sorpresa e non). Quelle con cui hai fatto gite, subìto punizioni, passando ore e ore al telefono. Quelle con cui ti cagavi sotto per il compito in classe o per l’interrogazione a sorpresa. 

Noi eravamo in tre. C’era la bella perfettina, la bella simpatica e la simpatica. Io ovviamente ero quella simpatica. Provateci voi, ad uscire con due bionde naturali con dieci decimi di vista (ognuna, non in due). Ditelo a me, che ero castana color topo (adesso lo chiamano “biondo cenere”. La mia parrucchiera dell’epoca era molto meno raffinata. Appena ha potuto ha cercato di rimediare con i colpi di sole. Peccato che stessi quasi più di merda di prima… ma almeno era una novità). Non solo. Ero (e sono) praticamente cecata e quindi dotata di occhiali stile binocolo, ora convertiti in lenti a contatto morbide, giornaliere e super fighe. Punti a mio favore: l’altezza e le tette. Ma davvero ci importava poco della competizione tra di noi. Eravamo talmente diverse che ci interessavano uomini diversi e, a nostra volta, interessavamo a uomini diversi. La bella simpatica ed io abbiamo incrociato lo stesso ragazzo, ma in periodi diversi. Il periodo in cui l’ha frequentato lei, per altro, eravamo in Inghilterra e non ci parlavamo perché avevamo litigato (e non a causa del povero malcapitato). O forse, io avevo litigato, il tutto nella mia testa (non era raro) e lei, come al solito, non ci capiva, giustamente, un cazzo. Ma questa è un’altra storia. 

Ci chiamavano il Trio. Solo adesso che sono adulta (piuttosto adulta, ecco) capisco quanto tre donne insieme, solidali tra di loro, potessero far paura ai nostri coetanei, adolescenti ancora non cresciuti. Ricordo tante loro battute da cui però trapelava quasi un sentimento di disagio, quando eravamo tutte presenti. Chissà, forse eravamo un po’ stronze. Senza forse. La nostra ironia, complice e ben collaudata, era in effetti piuttosto tagliente. Quando la bella simpatica (per brevità BS) si era fidanzata con un ragazzo, ne avevamo parlato insieme, tutte e tre. Ma mica perché ci fosse un colloquio di selezione, come per un posto di lavoro. Era perché la BS non era convintissima. E discutendone tra di noi, si era decisa a lasciarlo quasi subito. Lui non la prese benissimo. Anzi, la prese proprio malino. Non potendo pensare che la sua amata avesse cambiato idea così in fretta, ed essendo a conoscenza dell’esistenza del Trio, si era immaginato che si fosse svolta una scena del genere. SB : “Allora, cosa faccio con Tizio? Votiamo”. E, sempre secondo lui, la votazione era andata a suo pieno sfavore. Tempo stimato per decidere del futuro della nuova coppia: 20 secondi netti. Quindi non gli siamo andate a genio per un sacco di tempo, anche se io lo trovavo davvero molto simpatico. Pazienza, sono cose che capitano. Il Trio aveva le sue regole, non scritte, ovviamente. Regola numero uno: i nostri genitori avevano sempre e rigorosamente torto. Regola numero due: la scuola non era un argomento ritenuto interessante (le persone sì, ma l’andamento scolastico assolutamente no). Regole numero tre: non ci si pesta i piedi per un ragazzo (il che non è poco). Regola numero quattro: in presenza di altre persone, non ci davamo addosso, non ci rivolgevamo battute stronze. Quando eravamo sole, il discorso era diverso. Una volta la bella perfettina (per brevità BP) aveva malauguratamente avuto l’idea di raccontarci una barzelletta. Non era sua abitudine, quindi probabilmente aveva deciso di raccontarcela perché doveva essere davvero molto divertente. Era andata più o meno così. BP: “Vi racconto una barzelletta. Su un aereo ci sono un italiano, un inglese ed un francese. Ad un certo punto l’aereo ha un’avaria al motore. E l’inglese dice…”. Si inserisce la BS, rubandole la parola: “C’è un solo paracaduteeeeeeee….”. Io ovviamente comincio a ridere, ma la BP, essendo per l’appunto perfettina, non coglie l’umorismo insito nell’interruzione. E quindi si spazientisce leggermente (una vera signora come lei non si sarebbe certo incazzata come un muflone). Prosegue. “No, no, non va così. Quando l’aereo ha l’avaria l’inglese dice..”. Ed io: “C’è un solo paracaduteeeeeeee….”. Le risate cominciano ad essere un po’ sguaiate. Ma la BP non ride per nulla. “Ma siete stronze? Daaaaaaiiiiiiiii!! No, non è così. Allora, l’aereo ha questa avaria, quindi l’inglese va a vedere cosa succede nella cabina di pilotaggio. A questo punto il francese dice…”. BS: “C’è un solo paracaduteeeeeeee….”. A quel punto avevamo le lacrime agli occhi dal ridere. La BP no. Era davvero incazzata. “Va beh, visto che siete stronze, adesso non ve la racconto più”. E l’ha fatto sul serio. Ancora adesso la BS ed io ci chiediamo come cazzo sarebbe finita quella barzelletta che ci aveva fatto morire dal ridere, anche se incompiuta. Al di là della nostra proverbiale stronzaggine, soprattutto etero-diretta, ci siamo davvero date una mano. Mi ricordo una volta in cui ero stata lasciata dal mio fidanzato. Stavo veramente malissimo. E ho questa immagine della BS che mi sbuccia una mela e la fa a fettine per farmi mangiare qualcosa. Subito dopo, mi dà un Tavor per la notte. Eh, le amiche. Mi ricordo quando la BP mi era venuta a prendere a casa mia, perché avevo litigato in modo talmente violento con la mia sorellastra che non ero in grado di guidare, ma dovevo assolutamente uscire di casa. Aveva mollato tutto, preso la macchina della mamma, attraversato la città e si era precipitata da me. Vero, ci siamo prese in giro per le nostre piccole fragilità. Ho sfottuto la BS per anni per una minigonna di jeans a balze stile tutù da danza, con la quale saltellava per tutto il corridoio del liceo durante l’intervallo. Lei mi ha preso in giro perché le mie ciglia, anche dopo mille e una passate di mascara, tendevano orgogliosamente verso il pavimento, oppure perché organizzavo sempre le nostre uscite in modo da essere vicino a casa mia, costringendo loro a farsi i chilometri. Abbiamo preso in giro la BP perché non potevi avvicinarti alla sua giacca di montone (desiderata per 6 mesi ed arrivata come regalo di Natale), e men che meno potevi toccarle neanche per sbaglio i capelli o il trucco appena fatti. Figuratevi le unghie fresche di smalto. Una volta, in vacanza in Francia, la BP ed io abbiamo fatto saltare il contatore di tutto il campeggio perché abbiamo azionato entrambe i nostri potentissimi phon al massimo. Giusto per capirci. Mi ricordo i nostri pranzi a casa (sempre vuota perché era pensata proprio per i suoi figli) del papà della BS. Erano i nostri momenti, dove riuscivamo a ridere di tutto,  facendo girare una sigaretta, avendo allo stesso tempo paura e voglia del futuro. Ricordo quando, nei locali, ballavamo noi tre, in un mini-cerchio in cui nessuno poteva entrare. In quel momento c’eravamo solo noi. Felici, spensierate. Mamma mia, che bei momenti.

Oggi la mia amica BS è ancora l’amica che sa più di me al mondo. Ci siamo perse, ci siamo ritrovate, abbiamo ri-litigato, io sono sparita (mi viene benissimo, evidentemente), ci siamo ritrovate per quei caffè lunghi 4 ore, facendo shopping nella città dove siamo cresciute e dove è cresciuta la nostra amicizia; una città bellissima dalla quale siamo ora entrambe lontane. Con la BP credo di averci litigato, molti anni fa. Talmente tanti che non mi ricordo più il motivo.  Ma il Trio resta e resterà sempre nel mio cuore. Ho un’immagine in testa, che forse riassume tutto di noi. E’ una serata di primavera. Ha piovuto, a tratti, per tutto il giorno. Non siamo riuscite ad organizzare niente di che, forse perché è un giorno infrasettimanale. Così andiamo a fare un giro in centro. L’unico ragazzo presente è proprio Tizio. Ve lo ricordate? Quello della votazione. Era passato a prendere ognuna di noi, bofonchiando sul fatto che ci stesse facendo da tassista. Ad un certo punto abbiamo cominciato (come nostro solito) a fare le sceme. L’immagine è questa: stiamo correndo, con l’aria fresca sul viso, in una delle piazze più belle della nostra amata città, nell’area centrale, che è pedonale, mentre il traffico ci gira intorno. Io ho sulle spalle la BS, che benché non piova, ha aperto e tiene saldo il mio mega-ombrello arcobaleno. Corriamo, cantiamo e ridiamo, mentre Tizio ci segue camminando e vergognandosi non poco. Ma credo che sotto, sotto, stesse sorridendo in direzione del Trio, che, ça va sans dire, stava davvero dando il meglio di sé.  

Ancora una volta: abbiate cura di voi. Dei vostri ricordi adolescenziali, delle vostre spensieratezze e delle vostre follie di allora. Tenetele strette al cuore. 

Be safe!

2 pensieri riguardo “Il Trio, ovvero come sopravvivere al liceo.

    1. Vero!!! Noi ci siamo sentite in videochat proprio in questi giorni… tutte e tre, dopo un sacco di anni, di nuovo insieme. E dopo 10 minuti, ci siamo accorte che niente era cambiato. Un’emozione infinita ❤️.
      Grazie per il tuo commento 🙂

      Piace a 1 persona

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