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About me…

Nasco da due genitori quarantenni che mi insegnano cosa voglia dire amarsi sul serio. Mia madre mi insegna la disciplina, il calore, il coraggio, la tenerezza. Mio padre mi insegna la creatività, l’evitamento paraculo, la grammatica e l’umorismo. Le mie due sorellastre (a me Cenerentola fa una pippa) mi insegnano a vestirmi da donna, che un buon cosmetico è meglio di uno che fa cagare, che è meglio la ceretta del rasoio e che ci si può fare male pur dichiarando di volersi molto bene.

Imparo presto cosa vuol dire avere una vita stravolta e a sentirsi diversa da tutti.

L’incontro con la psicologia è un amore a prima vista.

Mi corrispondono tutti gli stati civili tranne quello di “vedova”.

Mi confronto con la maternità e quando mio figlio comincia a parlare, capisco che non sarà così liscia come me l’ero immaginata.

Scopro che, nonostante fossi un’incapace sia alle medie che al liceo, disegnare mi piace e, talvolta, mi viene pure bene.

Trovo l’amore della mia vita e faccio fatica a pensare che sia umano.

Ho un lavoro fisso per tanti anni, pur facendo altre cose nel frattempo. Alla fine mi scoccio, mi dico che la vita è una sola e mi licenzio. Dopo un mese arriva l’emergenza Coronavirus.

Ogni volta che entro nel mio bellissimo studio di psicoterapia lo saluto come farei con un amante appassionato.

Detesto le uova sode e alla coque. Qui la storia è lunga, lo spazio non basta.

Mi piace terribilmente lavorare con gli adolescenti e con le donne. Al momento, infatti, i miei pazienti sono quasi tutti uomini. Dio sa essere davvero ironico, quando vuole.

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